Domenica 18 dicembre 1977.....

Comincia qui una storia che ha vent'anni e che presenta tanti ricordi da rendere difficile il compito di riordinarli cercando di rendere almeno in parte le emozioni, il lavoro, le speranze e anche il limpido orgoglio del lavoro al quale molti di noi hanno dato il meglio di se stessi.

Ci sono episodi che rimangono scritti a inchiostro indelebile nella memoria. E' questo il caso - noi pensiamo - di quella domenica 18 dicembre 1977, quando da una piccola porta di viale Pavia 26, un pò malmessa, si entrava in due piccoli locali, risistemati in qualche modo.

La Cascina "Callista" allora sembrava avviata a una inevitabile e imminente, completa rovina; privata ormai da tempo della sua funzione agricola sembrava avere il destino segnato dalla urbanizzazione che fino a quel momento l'aveva risparmiata.

Non sarà invece cosi per merito del lavoro di tanti compagni e compagne socialiste che nel periodo della cosiddetta - come oggi si dice - "prima Repubblica", hanno scritto una pagina "ottocentesca", fatta di dedizione, sacrificio. umiltà e generosità. La "Callista" è quella che vediamo oggi, rinata a nuova vita e scrupolosamente difesa nelle sue strutture che ci ricordano il passato di una civiltà contadina che cosi profondamente segna il nostro territorio e la nostra storia.

E' impossibile, forse, dare un'idea delle trasformazioni, adattamenti, recuperi (sempre nel più rigoroso rispetto delle caratteristiche edilizie del complesso) che sono stati attuati nel corso di vent'anni. Enrico Cerri, Costantino Bisoni, Anselmo Colombo sono i primi iniziatori della sistemazione dei due piccoli locali avuti in affitto dal 1977 al 1983. Viene tolto un camino da un muro fatiscente, ristrutturato un piccolo bagno, vengono scrostati e intonacati di nuovo i muri, imbiancati. E si comincia, come si può, ad arredarlo. Da Vincenzo Carbotta un vecchio buffet, un bancone da bar già appartenuto alla A.S. Edelweiss, i tavoli e le sedie della sede “Turati" del Psi. E' tutto pronto per l'inaugurazione del 18 dicembre!

Nel 1978, rafforzatosi il gruppo dei volontari, si fanno lavori più consistenti. l servizi vengono costruiti fuori, arriva il metano. Si recupera nel 1979 un locale prima adibito a legnaia. Enrico Cerri ed Enrico Conca lo ripuliscono, il socio Grassi posa il pavimento, Forcati fa i lavori di muratura: e siamo a tre locali! Ma non ci si ferma. Al piano superiore viene ricavato un altro locale, la prima sede del Coro Monte Alben. E si può dire davvero che da questo momento il ricupero diventa... frenetico.

Dal 1978 al 1983 si sistema il piano superiore. Viene creata una saletta per convegni, che diventa anche sala per banchetti. e vengono ospitate le prime sedi: "Euromoda School", S.S. Capra, "Gruppo Cartofilo E Cerri". All'aperto viene attrezzato un porticato con una struttura in ferro sulla quale i rampicanti fanno ombra d'estate.

Nel 1984 dopo l'acquisto della "Callista" da parte della Cooperativa "Ettore Archinti" cominciano i veri restauri di struttura. Si parte dai tetti (escluso quello grande della ex-stalla), si mettono in ordine i serramenti, molti dei quali vengono recuperati dalla discarica del Belgiardino e restaurati; vengono rifatti gli impianti elettrici.

L'ex-granaio diventa la sede di oggi del Coro Monte Alben, il "Fotoclub Barbarossa" si sistema nei locali che oggi sono dati in uso al C.A.I. In questo periodo cominciano anche i grandi lavori nella ex-stalla, che mantiene le sue caratteristiche volumetriche e costruttive (come le finestre), che diviene il nostro grande salone per riunioni, convegni, seminari, rinfreschi, banchetti etc. Ci aiutano i giovani del "Vespa Club Enzo Potenzano" a dare l'ultima imbiancatura al grande locale.

Nel 1985 occupa l'attuale sede il G.C. Daniele Scaricabarozzi, che provvede con propri mezzi alla sistemazione dei locali. Viene rifatta la facciata della Callista su viale Pavia e per la seconda volta ristrutturato il bar, con la demolizione di due pareti interne e con servizi nuovi al piano superiore. Nei rinnovati locali del bar fa spicco una bella colonna di marmo, dono della famiglia Biancardi, che provvede anche in altre circostanze ad offrire al Circolo targhe per segnare gli ingressi delle sedi. In particolare vogliamo qui segnalare la splendida insegna esterna del Circolo su viale Pavia, fusione in bronzo di Ettore Archinti. Vengono rifatti i locali per la nuova sede del Moto Club "E. Marchi", del "3 Scick Basket", viene attrezzata una officina, e creata una cucina nei locali situati al piano superiore sopra il bar, poi nei 1994 rinnovata e attrezzata secondo le nuove normative di legge.

Tutta la cascina è tinteggiata.

Nei 1987 viene attrezzata, (nei portico adiacente agii orti) una grande cucina che funziona per le più importanti manifestazioni, comprese le Feste Avanti!. Nello stesso periodo vengono ristrutturati due locali, oggi destinati allo "Juventus Club", come sede della segreteria del Circolo e della Biblioteca.

E l'arredamento? E' un capitolo tutto particolare, fatto di piccole donazioni di soci diversi e di una infinità di occasioni sfruttate al volo. Ce n'è una che vale la pena di essere raccontata. Chiude, o meglio per far posto alla costruzione dell'attuale Tribunale, si trasferisce il vecchio e importante ristorante “Tram" nei locali occupati dall'ex "Biella" in Piazza della Vittoria. Da un socio, Enrico Cerri viene a sapere che al proprietario sono stati chiesti sei milioni e mezzo per lo sgombero. Controproposta immediata:lo fa il Circolo gratis, in cambio dell'arredamento. Detto e fatto. Un sabato e una domenica di lavoro ininterrotto, un camion affittato, e il risultato è il seguente: il Circolo arredato di tutto punto con ottimo materiale ancora in uso, alcuni oggetti venduti per pagare l'affitto dell'automezzo. Senza episodi di questo genere il Circolo Ettore Archinti non sarebbe quello che oggi è. Nel 1989 viene messa a norma di sicurezza (impianti elettrici, idranti, maniglioni di uscita antipanico etc.) la sala delle conferenze, oggi Sala "Sandro Pertini", viene portata a termine la pavimentazione del portico antistante, vengono iniziati i lavori, ultimati nel 1992, delle quattro ampie sale poste al di sopra di essa, oggi destinate a sede della segreteria del Circolo, Sala del Direttivo e Biblioteca, Sala Centro Studi, sede della FIPAV provinciale.

Nel 1991 vengono compiuti lavori di nuova sistemazione degli uffici di Presidenza della Cooperativa e della sede DEMOP

Nel 1996/97 l'ultima spinta ai "grandi" lavori. Fognature, condutture per impianti telefonici ed Enel, nuova pavimentazione del cortile e rifacimento dell'aia, pavimenti dei portici: non siamo alla fine, ma quasi. Tutti gli impianti vengono messi a norma, viene rifatto il grande portone in legno su viale Pavia e restaurato quello antico in ferro che dà sugli orti, che sono recintati e coltivati dai soci che ne facciano richiesta. Uno spazioso parcheggio (le macchine non hanno più accesso da viale Pavia) viene attrezzato in prossimità degli orti stessi.

Anche le ultime arrivate tra le associazioni ospiti (il CAI e lo "Juventus Club") provvedono alla ristrutturazione dei locali a loro assegnati.

Come tutto questo è stato possibile? Qualche volta ce lo chiediamo anche noi, perché la sola disponibilità di volontariato - che è stata la base primaria su cui ci siamo retti - da solo non basta. C'è voluta intelligenza, sacrificio, una grande fiducia, con un notevole spirito di adattamento a fare di ogni occasione (un mobile vecchio, una festa, un'iniziativa suggerita da un socio) l'opportunità per aggiungere qualcosa al mosaico che pazientemente si andava componendo.

Quella domenica di vent'anni fa i locali cominciarono subito a dimostrarsi insufficienti ad ospitare i molti compagni e cittadini dei quartiere che erano intervenuti all'inaugurazione e che dovettero fermarsi in buona parte all'esterno... complice anche l'unica stufa a legna che un può riscaldava e molto di più riempiva di fumo

Il Circolo "Ettore Archinti" nacque come Circolo di Quartiere: socialista quindi, come la luminosa figura del socialista umanitario, amico della pace e della cultura, primo Sindaco socialista di Lodi, scultore e nome caro a coloro che l' hanno conosciuto, morto per mano dei nazisti e dei delatori fascisti nel campo di concentramento di Flossemburg.

Ma il Circolo, insieme a questa connotazione politica, ne vuole avère e ne ha un'altra: quella di essere profondamente legato al quartiere, cresciuto nell'ultima generazione e ormai parte importante e popolosa della città. Col tempo diventerà anche di più: un punto di riferimento culturale, politico, popolare di tutta la città e anche del Lodigiano. Nel 1982, quasi al termine del periodo di durata del primo contratto, arriva lo sfratto. Le ragioni sono evidenti per la proprietà, che trae dall'affitto dei locali un reddito comunque troppo modesto per essere nella condizione di affrontare (anche in misura minima) gli ingentissimi costi di risanamento, che gravano per legge sulla proprietà e che la espongono anche a responsabilità civili e penali, per quanto attiene alla sicurezza e alla incolumità dei frequentatori.

Nel 1983 il grande passo: diventiamo, con debiti, proprietari dell'immobile.

Ci avviamo cosi al grande passo: acquistarne la proprietà, non per trasformarla, ma per salvaguardarne tutte le caratteristiche; per difendere certamente un lavoro di anni generoso e gratuite, di tanti cittadini e lavoratori dei quartiere, ma anche per impedire che vada distrutta una delle poche testimonianze a Lodi città della nostra civiltà contadina. Non ne avevamo, e non ce ne vergogniamo per niente, mezzi finanziari adeguati. Non abbiamo altri mezzi che i nostri, ma questa è forse, paradossalmente, la nostra forza. La Cooperativa "Ettore Archinti", che abbiamo costituito nel 1983 per l'acquisto della proprietà, si carica di debiti; l'intera somma dell'acquisto è un prestito bancario poi parzialmente trasformato in mutuo decennale. E ciò è stata solo una piccola parte, perché gli oneri di risanamento già molto rilevanti sono destinati a superare di gran lunga la stessa spesa dell'acquisto. Poiché non abbiamo mai avuto ne protettori ne finanziatori occulti, dobbiamo aiutarci da soli, innescando un meccanismo di solidarietà, calcolato e realistico.

Diventiamo anche una piccola banca.

Da qui ha preso avvio la nostra iniziativa di risparmio-soci. Il socio deposita su un libretto di risparmio, emesso dalla Cooperativa e intestato a suo nome, una somma sulla quale vengono riconosciuti interessi molto più bassi di quelli bancari (c'è ancora chi ricorda che al tempo del primo governo a direzione socialista e prima della abolizione della scala mobile, cosi ferocemente avversata, l'inflazione era al 20%?: eppure sono passati poco più di dieci anni).

La somma può essere ritirata in qualsiasi momento, i sottoscrittori sono spesso persone che possono averne bisogno anche per modesti bisogni. Con questo metodo, che può avere successo solo perché basato su un rapporto di grande fiducia, noi non siamo trascinati nel giro vorticoso degli interessi e facciamo coincidere il massimo di solidarietà possibile con il massimo di garanzia per il socio e per le sue necessità.

Vent'anni di sacrifici, ma anche di soddisfazioni. Molti di noi, e tra questi alcuni non dimenticati compagni, hanno personalmente lavorato al restauro e alla conservazione dell’edificio; qualcuno in particolare vi ha dedicato - si può scrivere senza retorica - tutte le migliori energie, giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Anche se possediamo un'imponente documentazione fotografica su questi due continui decenni di miglioramento delle strutture, della loro funzionalità e del loro decoro, ci è impossibile documetarlo in un volumetto come questo. Chi non ha vissuto questo lavoro può essere ammirato dal risultato finale, per come si presenta oggi la nostra sede; per noi ogni trasformazione, anche minima, è un ricordo di una persona o di una fatica difficile a descriversi e da comunicare.

La memoria, per andare avanti e non certamente per fermarsi al passato, deve essere la nostra guida più preziosa. Per questo motivo dedichiamo un particolare raccoglimento alla lettura delle righe che seguono. Non è un elenco. Sono persone e compagni che hanno vissuto con noi, dandoci qualcosa. Nessuno è dimenticato. Qualcuno si ricorderà leggendo questi nomi, di qualcuno di loro. di ciò che hanno fatto e di come insieme abbiamo percorso una strada comune.

La vita del Circolo e della Cooperativa "Ettore Archinti" continuano, in una realtà esterna certamente cambiata, ma con lo stesso animo popolare e solidaristico che ne è stato il motore.

Oggi il Circolo, nel suo ventesimo anno, conta quasi quattrocento soci. Fa parte dell'AICS, e il Presidente o un suo delegato, fa parte di diritto del consiglio provinciale dl questo organismo, come riconoscimento unico di una storia unica.

Si stanno studiando nuove iniziative e nuove prospettive, perché molti avvertono ogni giorno di più il vuoto della partecipazione politica e culturale, e non si accontentano di subirla soltanto attraverso televisioni e giornali, frequentemente portatori di una informazione omologata e conformista, secondo la moda del momento.


Lo stato della cascina Callista Anelli nel periodo 1977-1983











La sede del Coro Monte Alben di Lodi


Pallavera e Razzini del Fotoclub Barbarossa


Premiazioni per il gruppo cartofilo Daniele Scaricabarozzi


Lavori di ristrutturazione per la ex-stalla, diventata oggi la sala "Sandro Pertini"


Bar del Circolo


Bar del Circolo





La spalla destra appena risistemata della sala Sandro Pertini



La sala Sandro Pertini


La Biblioteca


La sala del Direttivo


La sala Centro Studi


Gli orti


Il vecchio cancello in ferro battuto


Il nuovo furgone del Circolo


La sede del CAI



La commemorazione di Ettore Archinti al campo di concentramento di Flossemburg



Il libretto del risparmio - soci